LISC - Libreria Internazionale della Sinistra Comunista
[last] [home] [content] [end] [search]

IL «FRONTE POPOLARE» TRIONFA IN SPAGNA
If linked: [English] [French] [German] [Spanish]


Content:

Il «fronte popolare» trionfa in Spagna
Source


Il «fronte popolare» trionfa in Spagna
[top] [content] [end]

La stampa centrista esulta. Le fa eco la stampa socialista, democratica e antifascista. Il «Fronte Popolare», nome nuovo per una vecchia merce: il blocco delle sinistre, ha oggi trionfato in Spagna! Trionferà domani in Francia. Lo si esamina come soluzione di transizione in Italia.

Certo non contestiamo la vittoria in Spagna né la possibilità di una simile vittoria in Francia e nemmeno l'eventualità di una manovra in questo senso per l'Italia.

Ma il problema è questo: può la vittoria di un «Fronte Popolare», a parte certi vantaggi apparenti, significare un successo reale per la classe operaia oppure deve, in ultima analisi, sostituire un fattore negativo e di confusione da aggiungere a tanti altri che disorientano e demoralizzano attualmente la classe operaia a scala internazionale, con lo scopo di legarla sempre più strettamente alla borghesia, che sia «democratica» o fascista, in previsione della guerra?

Il 16 febbraio 1936 il popolo spagnolo è stato chiamato alla consultazione elettorale per la terza volta dopo le elezioni municipali del 12 aprile 1931 che avevano provocato l'affondamento della monarchia dei Borboni.

La Repubblica proclamata due giorni dopo questa caduta fu, come è noto, la Repubblica dei «Lavoratori» secondo la Costituzione; in realtà una volgare coalizione repubblicano-socialista con il governo provvisorio di Alcala Zamora e soprattutto con quello uscito dalle elezioni alla Costituente dal 28 giugno 1931 che doveva dirigere per trenta mesi i destini del paese...

Se analizziamo oggi la funzione di questi governi simili per la composizione politica e per gli uomini che vi si trovavano a quello che Azana ha formato si può affermare, senza alcuna esitazione, che questi primi governi di sinistra ebbero la funzione storica assegnata a tutti i governi democratici del dopo-guerra: quella di spianare la via alla controrivoluzione dell'ottobre 1934.

Qual era il problema fondamentale da risolvere in una Spagna agrario-feudale? La «riforma agraria», questa riforma che aveva già disturbato il sonno dei «grandi» rivoluzionari borghesi del 1789 in Francia e che i loro epigoni, nella Spagna del 1931-33, si sono ben guardati da affrontare nel suo insieme accontentandosi di gettare polvere negli occhi delle popolazioni delle campagne. Si può immaginare quanto sia difficile - soprattutto per la Spagna - avere delle statistiche esatte sulla proprietà fondiaria. Ma grosso modo, ecco come si ripartisce la terra:

  Numero % totale contadini n. ettari posseduti % superficie totale
Grandi proprietari 50.000 1 460,0 51,5
Coltivatori agiati 700.000 14 22,6 35,2
Contadini proprietari 1.000.000 20 5,0 11,1
Contadini poveri 1.250.000 25 0,4 2,2
Proletari agricoli 2.000.000 40 - -

Da questa tabella risulta che:
l'1% dei proprietari possiede più ettari di tutto il resto della popolazione rurale; che il 15% dei proprietari possiede l'87% del totale della superficie e l'85% dei contadini possiede il rimanente 13% della superficie.

Nelle dodici province prese di mira dalla riforma agraria - dove il salario dell'operaio agricolo ripartito su tutto l'anno non supera le 2 pesetas o le due pesetas e mezzo per giorno - 10.000 proprietari si dividono da soli 8.200.000 ettari, cioè il 69% della superfice totale e queste terre sono poco o niente coltivate, quando su 800.000 famiglie contadine solo 100.000 hanno sufficiente terra per vivere dei loro lavoro. Quanto alle terre che appartenevano agli antichi grandi di Spagna e che dovevano essere puramente e semplicemente espropriate (misura presa in seguito al pronunciamento monarchico dell'agosto 1932) esse furono toccate solo temporaneamente.

La portata demagogica della riforma agraria era di creare milioni di nuovi proprietari, di dare del lavoro all'immensa folla dei lavoratori agricoli o di mettere a coltivazione i terreni incolti.

Nella pratica la riforma agraria, diventata legge nel settembre 1932, prevedeva semplicemente l'alienazione delle terre peggiori - riscattandole, naturalmente. L'applicazione di tutto ciò fu accompagnata da tali condizioni che, secondo i calcoli di un giornale borghese, ci sarebbero voluti 17 secoli per dare ai contadini senza terra la loro piccola parte. Quando il proletariato agricolo spagnolo - di fronte ad una frode così sinistra - dichiarò, dal 1931, una serie continua di scioperi e occupò le terre con la violenza, fu il governo di sinistra che praticò una repressione sanguinosa, il cui punto culminante, nel gennaio 1933, non lasciò niente da invidiare a quelle del dicembre 1933 e dell'ottobre 1934.

Con il loro silenzio i socialisti, con il «Lenin spagnolo» Largo Caballero alla loro testa, si resero complici del massacro di Casas Viejas, cioè di un vile assassinio di operai disarmati e prigionieri. Nel frattempo, grazie a questa politica della sinistra, la reazione si era rinforzata. Essa potò prendere la sua rivincita: il partito radicale che ne fu lo strumento principale aveva provocato la dissoluzione delle Cortes e le elezioni del 19 novembre 1933 che portarono la disfatta dei partiti di sinistra. I socialisti non ottennero che la metà dei seggi che avevano precedentemente e Azana non rientrò al parlamento che con 4 dei suoi partigiani. Così i destini politici del paese passarono a una coalizione reazionaria basata sugli elementi di Gil Rebles e i radicali di Lerroux, cioè i «filofascisti» agrari e industriali.

La repressione brutale, la sospensione dello statuto catalano, l'integrazione dei generali monarchici nell'esercito, le leggi repressive contro il movimento operaio, il rinforzamento della censura, la proclamazione dello stato d'assedio permanente in certe province: ecco il bilancio di questa reazione prima e soprattutto dopo l'ottobre 1934. Si conosce come lo «scandalo dei passatempi», che mise in piena luce l'enorme corruzione del partito radicale - il partito dei ladri per antonomasia - determinò la caduta di Lerroux e lo scombussolamento del suo partito. Ma, dato che questo partito costituiva con il partito di Gil Robles il Blocco governativo, non rimanevano che due vie d'uscita: o il potere andava al partito clericale di Gil Robles o si nominava un governo di transizione e si scioglievano le Cortes. Quella che vinse fu quest'ultima soluzione e si costituì il Gabinetto di Portala Valladares.

La campagna elettorale si fece sotto il segno del «Fronte Popolare» e della coalizione dei partiti di destra. Questa si appoggiava soprattutto sull'accordo tra la Ceda di Gil Robles e i monarchici di Calvo Sotelo, sugli Agrari, sui radicali di Lerroux e sulla «Lega Catalana» di Cambo. Questa destra aveva come suoi punti la revisione della Costituzione che giudicava... troppo avanzata, la restaurazione dell'insegnamento religioso, il soffocamento della lotta di classe, il rispetto più assoluto dei diritti della proprietà privata.

Dall'altra parte c'era il Fronte Popolare che aveva acquistato la sua massima estensione andando dalla sinistra repubblicana di Azana, dai radicali dissidenti di Martinez Bario, al Partito socialista, al partito comunista, al Partito sindacalista di Pestana e al Partito operaio di educazione marxista (fusione del vecchio blocco operaio-contadino di Mauri con i trotzkisti di Nin).

Il programma del «Fronte Popolare» reclamava l'amnistia generale e l'abolizione di tutte lo leggi repressive adottate dal governo delle Destre.

Dato che l'accordo non si era potuto fare sulla riforma agraria per quanto riguarda la nazionalizzazione delle terre e della loro ripartizione gratuita ai contadini a causa dell'opposizione dei partiti borghesi, il Fronte Popolare trovò un compromesso sulla base di un minimo di rivendicazione: diminuzione delle imposte, dei censi e degli affitti abusivi, larga politica di credito agrario, efficace rivalorizzazione dei prodotti della terra. In più il programma conteneva un. vasto piano di lavori pubblici per riassorbire la disoccupazione e delle leggi operaie che fissavano, ad esempio, un salario minimo.

• • •

13.187.311 elettori di cui 6.843.426 donne, cioè mezzo milione e più di elettrici rispetto agli elettori, dovevano eleggere 473 deputati secondo il sistema maggioritario che assegna in ogni circoscrizione l'80% dei seggi alla lista che ottiene la maggioranza anche relativa. Benché a prima vista il successo delle sinistre appaia inatteso, in realtà non ha niente di straordinario. Anche alle elezioni del novembre 1933 la sinistra aveva avuto la maggioranza dei voti ed è solo perché era andata alle urne molto più divisa della destra che aveva perso tanti seggi.

Questa volta il «Fronte Popolare» ebbe l'appoggio generale degli anarco-sindacalisti, non solo del partito sindacalista di Pestana, che aderì al «Fronte Popolare», ma delle masse della CNT. Nel corso di un grande Meeting a Saragozza, muti dirigenti della CNT sostennero che l'organizzazione rimaneva apolitica, ma che i suoi membri erano liberi di votare o no per il «Fronte Popolare».

Il Comitato Regionale di Barcellona, diretto dagli anarchici della Federazione Anarchica iberica (gli stessi che, nell'ottobre 1934, da «buoni anarchici antiautoritari» avevano dato l'ordine di riprendere il lavoro senza consultare le masse) convocò delle riunioni per discutere il problema elettorale. Cominciò con il proporre di «moderare» la posizione astensionistica e finì con l'invitare, due giorni prima delle elezioni, i membri del CNT a votare per i candidati del Fronte Popolare che avevano l'amnistia nel loro programma.

I risultati delle elezioni si conoscono: maggioranza assoluta del «Fronte Popolare», sconfitta del partito radicale di Lerroux, posizione immutata del partito clericale di Gil Robles.

Immediatamente dopo i primi risultati il governo Portela Valladares - senza neanche attendere i risultati del secondo scrutinio, il primo marzo, che doveva provvedere a 40 seggi - dimissionò e Azana costituì il nuovo governo di «sinistra».

Le Case del Popolo sempre sbarrate si aprirono; i 30.000 prigionieri politici furono messi in libertà.

Ecco i due primi risultati della vittoria delle «sinistre». Si farà qualcosa per i disoccupati (ufficialmente 704.000, in realtà più di un milione su cinque milioni di lavoratori effettivi) di cui il 60% sono dei lavoratori dell'Andalusia e dell'Estremadura, le regioni dei latifondi dove doveva concretizzarsi la famosa «legge agraria» che non ha voluto impedire ai proprietari di continuare a cacciare a migliaia i piccoli coltivatori che lavoravano per loro.

Se nei primi momenti di effervescenza che hanno seguito le elezioni, alcuni elementi di destra credettero prudente passare la frontiera, possono star certi di essere ben presto richiamati dal governo delle «sinistre» come lo fece il primo per i monarchici e i preti dopo l'aprile 1931.

Il fatto stesso che la borghesia ha dato con una tale fretta il potere agli Azana e ai Companys, dimostra la sua certezza di non aver niente da temere dagli uomini della «sinistra» che nel 1931-1933, come coalizione repubblicano-socialista, soffocarono brutalmente il movimento operaio e permisero alla controrivoluzione di consolidarsi e di riprendere il potere, ciò che portò ai massacri dell'ottobre 1934.

Il fatto che nel 1936, dopo questa esperienza definitiva per quanto riguarda la funzione della democrazia come mezzo di manovra per il mantenimento del regime capitalista, si sia potuto ancora, come nel 1931-1933, spingere il proletariato spagnolo ad allinearsi su di un piano non di classe ma di difesa della «Repubblica», del «Socialismo» e del «Progresso» contro le forze della Monarchia, del clerico-fascismo e della reazione, mostra la profondità della confusione degli operai su questo settore spagnolo dove i proletari hanno dato recentemente delle prove di combattività e di spirito di sacrificio.

Il centrismo ha una pesante responsabilità che non attenua per niente la sua debolezza organica né il cretinismo dei dirigenti della sua sezione spagnola. Il fatto di aver contribuito a instradare gli operai spagnoli sul terreno del binomio «democrazia-fascismo» e di aver dato fiducia ai capi della socialdemocrazia che avevano negato la solidarietà e declinata ogni responsabilità nei movimenti eroici dell'ottobre, li rende responsabili del secondo assassinio degli operai di Oviedo, di Gijon, di Mieres e di Langreo perpetrato con le elezioni del 16 febbraio 1936.

Source: «Bilan», n. 28 febbraio - marzo 1936. Firmato: Gatto Mammone

[top] [content] [last] [home] [mail] [search] [webmaster] [get pdf]


you arrived from:

pagecolour: [to the top]